Quante volte mi è capitato di alzare lo sguardo verso questo piccolo avancorpo, il Corno del Fus, proprio di fronte al Rifugio Trivena in Val Breguzzo, incredulo che sulla parete non esistesse ancora alcuna via di arrampicata.
Mi decido a salire per un sopralluogo insieme a Bak, il mio fido Cocker Spaniel. La parete sembra interessante e la percorro interamente alla base, da sinistra verso destra, mentre Bak — non so quanto felice dell’avventura — appare a tratti un po’ intimorito dai passaggi più esposti. A dire il vero, forse ero più preoccupato io per lui, tanto che in diversi tratti me lo prendo in braccio, avanzando a fatica tra la fitta vegetazione di rododendri.
La decisione ormai è presa. Chiamo l’amico Nicola e torniamo sul posto con tutto il materiale necessario per dare inizio alle danze. Con un lavoro accurato di pulizia e allestimento riusciamo ad aprire una bella via dal sapore decisamente alpinistico — sia per il tipo di progressione sia per il carattere esplorativo — ben protetta con spit e chiodi, ma da integrare in alcuni passaggi con protezioni veloci.
La roccia è granulare, spesso avara di appigli e appoggi netti, attraversata da fessure poco definite che si sviluppano verticalmente. Faccio una piccola ricerca e scopro che si tratta di un marmo di contatto, formatosi milioni di anni fa per effetto delle elevate temperature e delle forti pressioni esercitate dal magma sulle rocce calcaree sedimentarie circostanti. In loco sono ancora presenti numerose testimonianze della vecchia cava: una ruota di teleferica, manufatti metallici, fori nella roccia e altri segni del passato legati all’estrazione del Marmo di Breguzzo, un materiale utilizzato soprattutto per scopi ornamentali.
La particolare consistenza della roccia ha ispirato in parte il nome della via, che richiama proprio lo zucchero. Se non fosse che, il secondo giorno, tornati sul posto per completare le pulizie finali, il tempo era pessimo: una giornata cupa e piovosa, in totale contrasto con le previsioni. Alla fine dei lavori non era rimasto nulla — materiale, vestiti, mani, viso — che non fosse nero come il caffè.
Per ogni attività in zona si può fare affidamento sul Rifugio Trivena, aperto per buona parte dell’anno: da giugno a ottobre e da dicembre ad aprile. La struttura, rustica e accogliente, è perfettamente integrata nel territorio ed è una tappa obbligata per un buon pasto, una birra e quattro chiacchiere, accolti dalla famiglia Antolini, che continua con entusiasmo e attenzione la tradizione avviata dal nonno.


